Archivio mensile:aprile 2020

Il ricambio d’aria negli ambienti domestici durante l’emergenza COVID-19

Come già scritto in un precedente articolo, questa emergenza pandemica sta obbligando tutti noi a trascorrere molto più tempo in casa. Una casa che, storicamente, non è mai stata pensata per ospitarci 24 ore al giorno e con tutta la famiglia. Questa condizione può avere conseguenze sanitarie, legate alla qualità dell’aria negli ambienti chiusi. In proposito l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il “Rapporto ISS COVID-19 n.5/2020” scaricabile a questo link, si consiglia inoltre di visitare il sito: http://www.iss.it/infografiche, perché contiene molte informazioni su questa emergenza, anche sui comportamenti da tenere.

È importante avere degli ambienti domestici con una buona qualità dell’aria, perché la qualità dell’aria negli ambienti interni, così come quella dell’ambiente esterno, ha un ruolo fondamentale sulla nostra salute.

La qualità dell’aria interna, dipende sia da quella esterna che immettiamo in casa, sia dalla presenza negli ambienti, di sorgenti di emissione e diffusione di contaminanti chimici e biologici.

Il nostro stare in casa, le operazioni che compiamo, gli elettrodomestici e gli arredi sono tutti, più o meno, sorgenti inquinanti, vuoi di tipo biologico, vuoi di tipo chimico.

Per avere una buona qualità dell’aria che respiriamo, dobbiamo ridurre il più possibile la concentrazione di questi inquinanti nel nostro ambiente. Questo si può fare con un buon ricambio d’aria, immettendone nuova dall’esterno.

Quindi apriamo le finestre di casa, se possibile contemporaneamente su versanti opposti dell’edificio, o se l’abitazione è su più piani (come è frequente per le case dei centri storici) possiamo sfruttare anche l’effetto camino del vano scala, aprendo il sopraluce del portone d’ingresso, le finestre dei pianerottoli e le porte d’ingresso al piano. Ricordiamo però che l’aria esterna non è priva di inquinanti, per cui preferiamo se possibile, i lati che non si affacciano su strade trafficate e le ore con meno traffico, in extremis nelle ore notturne. Nel caso di doppio affaccio non dimentichiamo che il flusso d’aria va dalla facciata in ombra dell’edificio verso quella soleggiata, e nel caso di più piani dal basso verso l’alto.

Ma per quanto tempo dobbiamo tenere le finestre aperte, per avere un sufficiente ricambio d’aria? Dipende, dalle dimensioni dell’ambiente, da quelle della finestra, se singolo o doppio affaccio, dalle condizioni ambientali sia interne che esterne.

Dipende anche dal tipo di ambiente. Bagni e cucina necessitano di un elevato ricambio, perché ambienti con alto tasso di umidità. Le stanze da letto richiedono un ricambio d’aria soprattutto di primo mattino, appena alzati. Le stanze in cui si studia o lavora ed il soggiorno hanno bisogno di un ricambio d’aria in funzione dell’attività che si svolge, della durata e dell’affollamento.

In mancanza di un sistema di ventilazione meccanica controllata, dobbiamo affidarci alla nostra percezione dell’aria interna, magari aiutandoci con un termoigrometro, acquistabile dai rivenditori di elettronica, che ci permette di monitorare la temperatura e l’umidità interna.

Secondo il Ministero della Salute, i parametri di confort in condizioni sedentarie, abbigliamento adeguato e assenza di irraggiamento sono: in inverno temperatura interna tra 19°C e 22°C e umidità relativa tra 40% e 50%, in estate temperatura interna tra 24°C e 26°C e umidità relativa tra 50% e 60%.

Per quanto riguarda il tempo di apertura delle finestre per un buon ricambio d’aria secondo l’Institut fur Baubiologie+Okologie Neubeuem, generalmente servono:

  • in inverno con finestra a battente e presenza di corrente d’aria, almeno da 2 a 4 minuti; mentre in estate con le stesse condizioni almeno da 12 a 20 minuti;
  • in inverno con finestra a vasistas e presenza di corrente d’aria, almeno da 4 a 6 minuti; mentre in estate con le stesse condizioni almeno 25-30 minuti;
  • in inverno con finestra a battente ma senza corrente d’aria servono almeno da 4 a 6 minuti; mentre in estate da 25 a 30 minuti;
  • in inverno con finestra vasistas e senza corrente d’aria servono almeno da 30 a 75 minuti; mentre in estate da 3 a 6 ore.

Come riportato nel rapporto dell’ISS, In genere la necessità di un ricambio d’aria ci viene segnalata dal nostro corpo con sintomi quali: “disagio, mal di testa, irritazione di occhi e gola, affaticamento delle vie respiratorie, asma, allergie, problemi cardiovascolari, riduzione delle prestazioni cognitive, riduzione della produttività”

Per comprendere come il nostro stare a casa, svolgendo le varie attività, modifica la qualità dell’aria che respiriamo, si riportano alcuni dati sulla produzione di umidità:

  • una persona in condizioni di riposo produce circa 55 g/h di vapore
  • una persona svolgendo attività moderata produce dai 60 ai 90 g/h di vapore
  • nella pulizia personale si producono 200 g/h di vapore per persona
  • la cottura dei cibi produce 260 g di vapore per ogni mc di gas consumato

Una famiglia media durante l’arco della giornata può produrre fino a 10 lt di acqua.

L’emergenza COVID-19 ridefinisce la casa del futuro

In questo periodo di emergenza sanitaria con la conseguente quarantena da trascorrere in casa, la casa ed i suoi ambienti assumono notevole importanza: sia per la gestione e riduzione del rischio coronavirus, sia per la salvaguardia del benessere psico-fisico dei suoi abitanti, costretti loro malgrado a restare in casa contro la loro volontà.

In realtà quella della salvaguardia del benessere psico-fisico, è una funzione insita nel concetto stesso di casa, solo che il modo di vivere frenetico a cui eravamo abituati fino al mese scorso, era tale, da farci vivere la casa come fosse un albergo, uno strumento per riposare, un luogo da condividere con i propri cari, un luogo in cui trascorrere la notte e alcune ore del giorno.

Questa pandemia travolgendo l’intero pianeta, ha ribaltato il tavolo, mandando all’aria tutto quello che c’era sopra, sono cadute le nostre certezze, il modo di interagire e rapportarsi con il prossimo, il modo di vivere la nostra casa.

Niente sarà più come prima, nemmeno la nostra casa e lo stare a casa. Oggi la residenza assume un ruolo centrale, strategico e fondamentale per il futuro. Un futuro che deve essere sostenibile. C’è una nuova casa da costruire, al centro di una ennesima rivoluzione sociale che ci ha già travolto, lasciando macerie su cui costruire, si badi bene, costruire non ricostruire, parliamo di qualcosa di nuovo. Si di nuovo perché il modo di vivere è cambiato e quindi anche le esigenze da soddisfare sono cambiate.

Abbiamo scoperto che davvero alcuni lavori si possono svolgere da casa, davvero si possono gestire rapporti di lavoro e collaborazione con una video conferenza, con la condivisione del cloud. Davvero la scuola si può frequentare a distanza, da casa.

Abbiamo scoperto che se si trascorre troppo tempo in casa, il nostro nido può diventare inospitale, gli spazi si restringono perché bisogna condividerli per funzioni diverse, abbiamo bisogno della giusta aria e luce, abbiamo bisogno di natura.

Abbiamo bisogno di confort ambientale e abitativo. Le stanze devono avere la giusta luce naturale e aerazione, qualità dell’aria, insonorizzazione, la giusta umidità relativa. Gli ambienti devono consentire lo svolgimento di attività diverse con dimensioni e mobilio che ne permettano l’adattamento ai vari utilizzi. Gli impianti di climatizzazione, aerazione, illuminazione, alimentazione elettrica delle utenze, linea dati e wi-fi, insieme all’involucro edilizio, oltre a garantire il confort, devono garantire anche di poter interagire con il resto del mondo. Dobbiamo poter svolgere attività lavorative, di studio, di interazione con le amministrazioni, con le banche, ecc. Dobbiamo poter fare da casa tutte quelle attività che la tecnologia ci consente di svolgere senza essere presenti.

Passata questa emergenza torneremo certamente a riabbracciarci, a stare insieme, a vivere insieme, ma si spera, con la consapevolezza che la scienza, l’innovazione e la tecnologia sono gli strumenti per uno sviluppo sostenibile che ci consentirà di migliorare la nostra vita e preservare il nostro pianeta.

Condominio, a chi spettano le spese di manutenzione dei balconi?

Dopo una lunga gestazione, fatta di sopralluoghi, misure, assemblea per l’affidamento dell’incarico di progettazione e direzione lavori, assemblea per l’approvazione del capitolato dei lavori, individuazione delle imprese da invitare per la gara di appalto; finalmente si è giunti all’assemblea per apertura offerte e aggiudicazione dei lavori. Ed è quasi sempre in quest’ultima fase che uno o più condomini esprimono perplessità (contrarietà) sulla manutenzione dei balconi. Alcuni non ritengono necessaria la sostituzione della pavimentazione, anche se prevista nella perizia del tecnico, altri non condividono la suddivisione delle relative spese.

Per dirimere la questione, abbastanza articolata, in quanto dipendente dalle caratteristiche morfologiche del condominio, bisogna tener conto dei seguenti punti:

  • Art. 1117 del Codice Civile : parti comuni dell’edificio;
  • Ordinanza n. 7042 del 12/03/2020 Corte Suprema di Cassazione sez. VI Civile;
  • Ordinanza n. 27413 del 29/10/2018 Corte Suprema di Cassazione sez. II Civile.

Per chi vuole leggere le suddette sentenze, può collegarsi a questo link della Corte di Cassazione e fare la ricerca delle ordinanze.

Il quesito cui rispondere è se il balcone rappresenta o no una parte comune del condominio, visto che certamente compone la facciata.

Il codice civile art. 1117 considera le facciate come proprietà comune, ma niente dice riguardo ai balconi che pur facendo parte della facciata, hanno anche elementi ad esclusivo uso e vantaggio privato e sono costituiti da più elementi (frontini, balaustre, pavimento, soffitto). Di qui l’annosa questione cui la giurisprudenza, cerca di dare risposta. Consolidato orientamento della Corte di Cassazione è che: in tema di condominio negli edifici, i balconi aggettanti, in quanto “prolungamentodella corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa, dovendosi considerare beni comuni a tutti soltanto i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole. Ne consegue che le spese relative alla manutenzione dei balconi, comprensive non soltanto delle opere di pavimentazione , ma anche di quelle relative alla piattaforma o soletta, all’intonaco, alla tinta ed alla decorazione del soffitto, restano a carico del solo proprietario dell’appartamento che vi accede e non possono essere ripartite tra tutti i condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno.

Quindi secondo l’ordinanza di cassazione n.7042/20202 sono a carico del solo proprietario e non del condominio le spese di manutenzione della pavimentazione, della soletta strutturale o piattaforma, dell’intonaco, della tinteggiatura o decorazione del soffitto. Restano di pertinenza condominiale i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore , quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole. Per cui frontalini, balaustre, fregi ornamentali, sono da considerarsi bene comune in quanto parte integrante della facciata.

Resta ancora non chiarita del tutto, l’appartenenza del sotto-balcone o “cielino” per il quale si sono fatte strada due diverse interpretazioni: la prima dice che il balcone sia sotto che sopra compete a chi esercita il calpestio; la seconda invece dice che il sotto-balcone compete al condominio in quanto elemento visibile dalla strada e quindi parte della facciata dell’edificio.