Il ricambio d’aria negli ambienti domestici durante l’emergenza COVID-19

Come già scritto in un precedente articolo, questa emergenza pandemica sta obbligando tutti noi a trascorrere molto più tempo in casa. Una casa che, storicamente, non è mai stata pensata per ospitarci 24 ore al giorno e con tutta la famiglia. Questa condizione può avere conseguenze sanitarie, legate alla qualità dell’aria negli ambienti chiusi. In proposito l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il “Rapporto ISS COVID-19 n.5/2020” scaricabile a questo link, si consiglia inoltre di visitare il sito: http://www.iss.it/infografiche, perché contiene molte informazioni su questa emergenza, anche sui comportamenti da tenere.

È importante avere degli ambienti domestici con una buona qualità dell’aria, perché la qualità dell’aria negli ambienti interni, così come quella dell’ambiente esterno, ha un ruolo fondamentale sulla nostra salute.

La qualità dell’aria interna, dipende sia da quella esterna che immettiamo in casa, sia dalla presenza negli ambienti, di sorgenti di emissione e diffusione di contaminanti chimici e biologici.

Il nostro stare in casa, le operazioni che compiamo, gli elettrodomestici e gli arredi sono tutti, più o meno, sorgenti inquinanti, vuoi di tipo biologico, vuoi di tipo chimico.

Per avere una buona qualità dell’aria che respiriamo, dobbiamo ridurre il più possibile la concentrazione di questi inquinanti nel nostro ambiente. Questo si può fare con un buon ricambio d’aria, immettendone nuova dall’esterno.

Quindi apriamo le finestre di casa, se possibile contemporaneamente su versanti opposti dell’edificio, o se l’abitazione è su più piani (come è frequente per le case dei centri storici) possiamo sfruttare anche l’effetto camino del vano scala, aprendo il sopraluce del portone d’ingresso, le finestre dei pianerottoli e le porte d’ingresso al piano. Ricordiamo però che l’aria esterna non è priva di inquinanti, per cui preferiamo se possibile, i lati che non si affacciano su strade trafficate e le ore con meno traffico, in extremis nelle ore notturne. Nel caso di doppio affaccio non dimentichiamo che il flusso d’aria va dalla facciata in ombra dell’edificio verso quella soleggiata, e nel caso di più piani dal basso verso l’alto.

Ma per quanto tempo dobbiamo tenere le finestre aperte, per avere un sufficiente ricambio d’aria? Dipende, dalle dimensioni dell’ambiente, da quelle della finestra, se singolo o doppio affaccio, dalle condizioni ambientali sia interne che esterne.

Dipende anche dal tipo di ambiente. Bagni e cucina necessitano di un elevato ricambio, perché ambienti con alto tasso di umidità. Le stanze da letto richiedono un ricambio d’aria soprattutto di primo mattino, appena alzati. Le stanze in cui si studia o lavora ed il soggiorno hanno bisogno di un ricambio d’aria in funzione dell’attività che si svolge, della durata e dell’affollamento.

In mancanza di un sistema di ventilazione meccanica controllata, dobbiamo affidarci alla nostra percezione dell’aria interna, magari aiutandoci con un termoigrometro, acquistabile dai rivenditori di elettronica, che ci permette di monitorare la temperatura e l’umidità interna.

Secondo il Ministero della Salute, i parametri di confort in condizioni sedentarie, abbigliamento adeguato e assenza di irraggiamento sono: in inverno temperatura interna tra 19°C e 22°C e umidità relativa tra 40% e 50%, in estate temperatura interna tra 24°C e 26°C e umidità relativa tra 50% e 60%.

Per quanto riguarda il tempo di apertura delle finestre per un buon ricambio d’aria secondo l’Institut fur Baubiologie+Okologie Neubeuem, generalmente servono:

  • in inverno con finestra a battente e presenza di corrente d’aria, almeno da 2 a 4 minuti; mentre in estate con le stesse condizioni almeno da 12 a 20 minuti;
  • in inverno con finestra a vasistas e presenza di corrente d’aria, almeno da 4 a 6 minuti; mentre in estate con le stesse condizioni almeno 25-30 minuti;
  • in inverno con finestra a battente ma senza corrente d’aria servono almeno da 4 a 6 minuti; mentre in estate da 25 a 30 minuti;
  • in inverno con finestra vasistas e senza corrente d’aria servono almeno da 30 a 75 minuti; mentre in estate da 3 a 6 ore.

Come riportato nel rapporto dell’ISS, In genere la necessità di un ricambio d’aria ci viene segnalata dal nostro corpo con sintomi quali: “disagio, mal di testa, irritazione di occhi e gola, affaticamento delle vie respiratorie, asma, allergie, problemi cardiovascolari, riduzione delle prestazioni cognitive, riduzione della produttività”

Per comprendere come il nostro stare a casa, svolgendo le varie attività, modifica la qualità dell’aria che respiriamo, si riportano alcuni dati sulla produzione di umidità:

  • una persona in condizioni di riposo produce circa 55 g/h di vapore
  • una persona svolgendo attività moderata produce dai 60 ai 90 g/h di vapore
  • nella pulizia personale si producono 200 g/h di vapore per persona
  • la cottura dei cibi produce 260 g di vapore per ogni mc di gas consumato

Una famiglia media durante l’arco della giornata può produrre fino a 10 lt di acqua.

Un pensiero su “Il ricambio d’aria negli ambienti domestici durante l’emergenza COVID-19

  1. Pingback: Cos’è l’impianto di ventilazione meccanica controllata degli ambienti – VMC | Stefano Elefante – Ingegneria & Architettura

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